Antefatto – Ornella del Lago

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Ornella Del Lago – Antefatto
Di Gf. Strafella 2000

Un giorno passavamo per la strada che costeggia il lago Toblino, un percorso usuale per quella linea, occasionale, compagna di quel breve viaggio, una giovane donna, che rientrava a casa, in Andalo, dopo una giornaliera lezione all’Università.
Conversammo come solito del più e del meno ma in prossimità del castello Toblino, mi fermai un attimo a decantare il lago, il bel paesaggio coronato dai monti sovrastanti ed il castello, che si sposa con l’acqua del lago come se si fondessero in una sola cosa.
Un complesso di bellezza unico ma non raro in Trentino.
La giovane donna rimase meravigliata dal mio modo, molto affettuoso, di descrivere quei posti, mi lasciava parlare senza aggiungere niente, dissi che mi ero innamorato a prima vista al mio primo approccio con quei posti: Il lago, il castello in particolare, tanto che avevo pensato di ambientarvi un racconto fantastico.
Iniziai il mio racconto, ancora in cantiere, lei mi ascoltava affascinata, fino alla fine della storia.
Mi chiese se intendevo proseguire sino alla pubblicazione del racconto, io le risposi che avrei messo nero su bianco ma solo per il piacere di raccontare ad altri, e se ne avessi avuto l’occasione, magari, presentandolo ad un concorso.
Per il momento quella storia l’avrei depositata nella cartella dei miei vari lavori.
Nel salutarci, alla stazione dei bus, mi chiese se, una volta completata, le avrei fatto, almeno, avere una copia della storia. Per me l’imprevista richiesta fu piacevole e promisi che l’avrei fatto volentieri ma non l’ho ancora fatto perché non so dove trovarla.
Ci lasciammo con questo, diciamo, piccolo impegno da parte mia. Dopo parecchi giorni mi sono ricordato di quella storia, ancora in embrione nella mia mente, ed ho iniziato ad appuntare alcune idee ma alla rinfusa.
Giorni dopo, visitando le cartelle nel computer, ho per caso, ritrovato quei file ma li ho richiusi perché avevo da fare altro. Poi nello scorrere le cartelle dei file ricompariva questo lavoro, anzi, per meglio dire queste nuove idee da riordinare in un, vero, racconto.
Di tanto in tanto riprendevo quei file modificavo qualcosa, aggiungevo dei periodi, sostituivo luoghi e personaggi, fatti essendo una storia fantastica potevo variare a mio volere tutto ciò che non mi dava soddisfazione.
Ma la storia, come in un sogno irreale, tornava nella mia mente come l’avevo immaginata in origine.

Capitolo 1

PERSONAGGI DELLA FAVOLA

Miei cari piccoli amici, c’era una volta e c’è ancora uno dei più bei castelli del Trentino il castello sul lago Toblino.
Il Castello Toblino si affaccia sulle rive del lago omonimo.
Nel meraviglioso e fantastico mondo della fantasia quel castello era abitato dalla famiglia del nobile Peter Fon Walter, chiamato anche signore di Toblino. Aveva ereditato, per successione, castello e titolo da un lontano e dimenticato parente e da allora viveva con la sua famiglia in quel meraviglioso castello. 

I personaggi della favola:

Peter padre di Ornella
Le sue origini popolane lo rendevano un personaggio impacciato ma nonostante queste umili origini, cercava di darsi, a tutti i costi, un contegno di nobiltà. Facevano parte della sua famiglia la moglie e la loro unica figlia Ornella la protagonista di questa favola.

Jerta madre di Ornella
La moglie di Peter , dalle accentuate rotondità , e della stessa origine popolana del consorte, piuttosto goffa, sia nei comportamenti che nel vestire. Era solita vestirsi con abiti, di 
foggia e colori poco adatti alla sua persona, specie ora che era Signora del castello.
A seconda dalle circostanze, si adornava di monili e preziosi, in maniera appariscente, sin dalle prime ore della giornata.

Ornella
Una tenera ragazza, di giovane età, non sembrava facesse parte di tal famiglia tanto per la bellezza, un visino minuto nascosto in gran parte dai folti capelli biondi, gli occhi azzurri, come le acque del lago, la pelle delicata, le donavano una dolcezza irreale, ed il suo porgersi con grande eleganza affascinava chi la incontrava per strada le poche volte che usciva dal castello, era amata da tutti.
E fu in una di quelle poche volte che fu notata dal conte Osvald , Vedendola esclamò tra se e se : Ecco la Signora del Castello Nero, farò qualsiasi cosa per averla in moglie. Anche se è un po’ troppo giovane, ma crescerà e sarà degna del mio castello. Si raccontava che il padre avesse fatto di tutto per il miglioramento di Ornella cercando per lei il meglio: istitutore Svizzero, una nurse francese che la vegliava e curava sin da bimba. Peter voleva che la giovane Ornella fosse all’altezza del suo nuovo ruolo di nobile ma la giovane che era già nobile di fattezze e soprattutto di cuore non fece alcuna fatica ad essere come il padre desiderava fosse, infatti nobili si nasce non si diventa.

Il Conte Osvald del Castello Nero.
Vi  era  ai confini di quelle terre un  castello  detto da tutti il Castello nero.
Il castello si ergeva su un massiccio di origine lavica perciò molto scuro.
Il paesaggio circostante era formato da una fitta boscaglia di sterpi e rovi che lo rendevano impervio e inospitale.
Per arrivarci vi era una piccola strada ricavata alle spalle del triste maniero.
Anche il castello, per ovvi motivi, con i materiali disponibili sul posto, era stato realizzato in pietra lavica e perciò era scuro come era oscuro tutt’ intorno. 
Oscuro come le tenebre.
Chi passava da quei luoghi aveva terrore il terrore di tristi presagi, di incontri spiacevoli, nessuno osava avvicinarsi, tutti giravano al largo specie la notte.
Le leggende descrivevano il castello come luogo maledetto teatro di riti satanici.
Il castello Nero era abitato da due individui : Il Conte Osvald padrone e signore dello stesso castello ed il suo fido servitore.
Il servitore era un vecchio uomo che faceva da stalliere, paggio, cuoco e quant’altro era necessario al suo padrone.
L’uomo si faceva chiamare Conte Osvald Signore del Castello Nero. 
Vestito sempre di nero, truce in volto, erano in pochi ad averlo incontrato di persona e giuravano che ne avrebbero volentieri, in futuro, fatto a meno di rivederlo, per via della sua già triste fama.
Il truce Conte Osvald era davvero amico e frequentatore di streghe e stregoni che ospitava nel castello e nelle notti di luna piena, con le loro grida, riempivano di terrore il circondario mentre erano intenti a compiere malefici e rituali del Saba.
Il Conte Osvald era dedito alla magia e riusciva a confondere la gente mutando il suo aspetto.
A giorni si tramutava in un giovane avvenente, ma i sui modi di fare lo rendevano sempre rude e scontroso e chi lo incontrava capiva subito di chi si trattasse .

 

Capitolo I – La battuta di caccia

Il padre di Ornella insieme ai castelli aveva ereditato vasti territori adibiti a riserva di caccia. . 
Un giorno Peter, insieme ad alcuni amici nobili, ospiti del castello, si recò nella riserva per effettuare una battuta di caccia.
Si erano divisi dandosi appuntamento al tramontare del sole nei pressi di una quercia di grandi dimensioni. .
Peter aveva abbattuto un maestoso cervo ma l’animale con le ultime forze che gli erano rimaste si era spinto fuori dal 
territorio della riserva di caccia del castello.
Peter volendo recuperare la sua preda si spinse oltre le sue 
terre ma ad un tratto si sentì afferrato per i piedi finendo a gambe per aria. 
Mentre pendeva a testa in giù s’accorse che era rimasto vittima di una trappola per selvaggina.
L’uomo era incappato in una trappola messa lì proprio dal 
conte Osvald .
Il nobile Peter era inciampato in una fune, celata sotto il 
fogliame del bosco, che gli aveva , repentinamente ,serrato le gambe mandandolo a testa in giù.
La posizione non era delle più comode e l’uomo, sentendo, un gran dolore  gridò con quanto fiato avesse in gola:
Aiuto accorrete !! 
Speranzoso che qualcuno dei suoi amici fosse nei dintorni e ascoltando la sua richiesta di aiuto lo avesse soccorso per poter scendere da quella scomoda e dolorosa posizione.

CAPITOLO II – L’incontro con Osvald

Non giungeva nessuno, probabilmente i sui compagni di caccia erano troppo distanti per poter udire la sua voce, per prestargli soccorso.
Con le ultime forze che gli erano rimaste s’accorse che all’orizzonte compariva un nugolo di polvere che si avvicinava sempre di più.
Alla sua già flebile vista, per quella scomoda posizione a testa giù, apparve un cavallo ed un cavaliere tutti di nero.
Pensò tra se: E’ il diavolo che viene a prendermi per portarmi agli inferi, eppure non mi sento di essere un cattivo soggetto, aiuto i poveri che bussano alla porta del castello, dò alla Chiesa quanto spetta senza lesinare elemosine al Preposto eppure …..
Cavallo e cavaliere si fermarono :
Conte Osvald: 
– Ha bisogno cavaliere?
Peter: 
– Non vede? Sto morendo!
Conte Osvald: 
– Ma no che non muore, (e tra se: Questa pellaccia) ora la salvo io e così dicendo recise la corda con un pugnale facendo rovinare Peter faccia a terra.
L’uomo dolorante, scuotendosi la polvere di dosso, mormorò: 
– Vi ringrazio nobile signore ma potevate essere un po’ meno brusco.
Indispettito Osvald rispose: 
– Nobile signore fate bene a ringraziarmi, ma non vi lamentate vi ho sempre reso la libertà e la salvezza.
– Ha ragione, disse Peter ,sarà il sangue andato in testa a farmi sragionare, ha ragione chiedo perdono. 
– Non importa! mio nobile signore, non importa! 
La capisco. Sogghignò Osvald.
Peter: 
– Cosa posso fare per pagare il mio debito per il suo atto generoso?
Osvald: 
– A suo tempo nobile signore, a suo tempo e aggiunse: 
– Avrà modo di farlo ma ora prima di lasciarci vogliamo presentarci? Io sono il Conte Osvald signore del Castello Nero ai suoi ordini! e togliendosi il cappello fece un inchino di riverenza verso Peter.
Peter: ancora un po’ intontito fece altrettanto: 
– Sono Peter Von Walter signore di Toblino ai suoi servigi signor mio.
– Bene! Disse Osvald ora è giunto il momento di partire c’è altro che mi aspetta la saluto signor mio! Salì a cavallo e Peter fece appena in tempo a salutarlo che già era sparito nella folta vegetazione. 
– Non era Satana ma la rassomiglianza era tanta. 
Pensò Peter e salì a cavallo per raggiungere il luogo dell’incontro con gli altri cacciatori.
Per tutto il percorso non pensava ad altro, le parole di Osvald gli martellavano la testa: 
– A suo tempo Signore, a suo tempo. Ma a cosa si riferisse non riusciva proprio a capirlo.

CAPITOLO III – Ritorno a Casa

Giunto presso la quercia incontrò gli altri nobili compagni di caccia che vedendolo trafelato e bianco in volto chiesero:
– Cosa è accaduto Nobile Amico? Qualche imprevisto?
– Oh, niente, niente, farfugliò l’uomo.
I compagni si guardarono tra loro e non aggiunsero altro… raggiunsero i cavalli e si avviarono al castello.
Fecero un cena frugale e molto silenziosa. 
– Ma come mai nobile Peter non siete al solito della forma? Chiese uno di loro.
Peter un po’ seccato:
– La caccia è uno sport per giovani ed io giovane non lo sono più.
– Ma va là che non è così! Disse il giovane Franz , voi siete il miglior cacciatore di tutti noi!
– Grazie caro Franz ma sono davvero stanco e non vedo l’ora di ritirarmi per sdraiarmi su un comodo letto. 
I cavalieri si alzarono: Un ultimo brindisi all’ospitalità del caro amico Peter e della sua graziosa famiglia.
– Prosit, prosit dissero tutti alzando un po’ la voce per dare solennità al brindisi, poi ognuno di loro raggiunse la propria stanza per la notte, augurando: 
– Buona notte signore, buona notte nobile Peter. .
– Buona notte, disse loro Peter, domani partirete e bisogna prepararsi di buon mattino.
– Ha ragione caro amico, rispose Franz, la strada del ritorno è molto lunga, buona notte.
– Buona notte anche a te caro Franz, disse Peter.
Anche lui, seguito dalla moglie, si ritirò nella sua camera da letto.

CAPITOLO IV – Un pensiero che da tormento

L’uomo era silenzioso più del solito, si spogliò piano, piano senza dire alcuna parola.
Allora la donna presagendo qualche problema si rivolse affettuosamente al coniuge:
– Su, su mio caro marito coraggio, cosa è accaduto, perché sei così silenzioso?
– Nulla , disse l’uomo, solo un po’ di stanchezza.
E la donna sempre più preoccupata dal comportamento inusuale, del marito aggiunse:
– Sai caro marito non mi pare che tu sia tanto stanco e poi, abbiamo sempre diviso tutto noi, dimmi cosa ti cruccia?
– Niente disse l’uomo è veramente solo stanchezza.
Si coricarono, l’uomo però continuava a muoversi nel letto, nervosamente senza riuscire ad addormentarsi.
Ed alla moglie non restò che insistere: 
– Suvvia Peter raccontami.
Ad un tratto la porta della camera si animò di un ticchettio continuo prima lieve poi più forte.
– Chi bussa a quest’ora alla nostra porta, disse Peter rivolto alla moglie.
– Facciamolo entrare, rispose lei, vediamo di chi si tratta, anche se ho capito chi possa essere.
– Vieni avanti disse l’uomo.
Sull’uscio apparve la dolce figura di Ornella e rivolta al padre:
– Come mai non sei venuto a salutarmi per la notte, non sono più la tua bambina?
Peter: 
Perdonami cara, ma la stanchezza mi ha sopraffatto.
Ornella si avvicinò al padre e lo baciò : 
– Padre mio non devi affaticarti voglio che tu resti sempre giovane.
– Grazie cara figlia, ma ora ho tanto bisogno di dormire, buona notte aggiunse l’uomo.
– Va bene come desideri tu, disse Ornella e si allontanò per raggiungere la sua camera da letto.
– E a me ? a me niente ? disse la madre.
– Oh scusa cara madre mia, ma noi siamo sempre insieme, tutto il giorno mentre con il padre no!
– Poi si avvicinò e baciò la madre: Buona notte mia carissima madre.
– Va bene, disse Jerta, sei perdonata, ora però vai dormire che fa freddo.
Ornella salutando con la mano scomparve nel corridoio per raggiungere la sua camera.
– Che cara ragazza disse la madre. 
Si, è tanto cara, prego sempre Iddio perché la serbi sempre così, disse l’uomo e rivolto alla moglie:
Ma visto che siamo ancora svegli voglio raccontarti cosa mi è accaduto durante la caccia.
– Avevo ragione, disse la donna, c’era qualcosa in te che non mi convinceva.
– Ora ascolta se vuoi ascoltare cosa mi è accaduto, disse Peter,ed iniziò a raccontare: 
– Durante la battuta di caccia avevo abbattuto una magnifica preda che si è allontanata dalla…. e raccontò dell’accaduto, della trappola, del nobile Osvald che l’aveva salvato e della promessa fatta. La donna dopo averlo ascoltato con attenzione:
– Ma cosa ti preoccupa, cosa mai potrà volere quel nobile signore ?
– Non so disse Peter ma temo qualcosa di non bello, qualcosa di molto cattivo, e da un uomo simile c’è da aspettarsi di tutto.
– Ma vai a pensare chissà cosa vorrà, quale grave debito? si accontenterà certamente di uno scambio di favori. aggiunse la donna. 
– Non lo so, disse l’uomo, io sono molto preoccupato, vedremo, vedremo presto di cosa si tratti.. e aggiunse: Ora dormiamo domani o chissà quando si vedrà il da farsi, per ora buona notte.
– Buona notte disse la donna. 
Si addormentarono 
L’indomani il castello si svegliò di buon ora animandosi con le voci degli ospiti che si preparavano a partire.
Peter e la moglie Jerta si prepararono e scesero anche loro nel salone ,dove erano gli ospiti ad attenderli per colazione. 
– Nobili amici, disse Peter , vi aspetto sani e salvi al ritorno dalla Palestina, ma vi prego non più tardi dell’Autunno.
Risposero in coro: 
– Ci saremo, ci saremo in tempo per poter assaggiare il vostro vino novello.
– Bene! disse Peter, avete avuto tutto ciò che necessita? Provviste, bevande, biada per i cavalli e scorte d’acqua? 
– Tutto e anche di troppo ,disse uno di loro.
– Per un viaggio così lungo non è mai troppo, aggiunse Peter.
– Ma prima d’imbarcarci a Brindisi per la Terra Santa si avrà il tempo di fare altre provviste. 
Disse Franz 

CAPITOLO V – La partenza dei cavalieri

Si accomiatarono dalla padrona di casa salutandola con un inchino e il baciamano:
– Madonna, servo vostro, ognuno di loro sfilava davanti alla donna per i saluti.
– Grazie cavaliere spero a presto. Rispose lei.
Poi Peter da buon castellano li accompagnò nel cortile del castello dov’erano i cavalli già pronti e sellati. I nobili montarono in sella e salutando partirono allegramente:
Addio , addio alle prossime e Franz: 
– Cari saluti alla giovane Ornella.
– Grazie Franz lo farò, disse Peter, saranno molto graditi.
Gli uomini sparirono in un nugolo di polvere.

CAPITOLO VI La richiesta Osvald

Peter rientrò nel castello e non fece in tempo a salire la rampa di scale che porta al salone quando udì uno stridere di ruote era una carrozza:
– Chi sarà a quest’ora del mattino? disse Peter rivolto alla moglie.
– Vedremo ,disse lei e chiamò un paggio perché andasse a ricevere i nuovi ospiti.
Era il Conte Osvald che rivolto al paggio in modo sprezzante disse: 
– Servo portami immanente dal tuo padrone, ho un affare urgente da concludere con lui.
– Venga messere, disse il paggio timidamente, faccio strada. 
Ma lui allontanandolo sgarbatamente con una mano: 
– La strada la faccio da me, non ho bisogno di nessuna guida, qui sono in casa mia.
Salita la rampa di scale che conducevano al salone del castello si trovò di fronte Peter con la moglie.
– Nobili Castellani, salutò togliendosi il cappello e con un gesto del braccio fece una riverenza.
E Peter: 
– Quale onore Conte Osvald, quale onore per la mia povera magione ricevere, un ospite così illustre.
– Onore mio! Mio nobile signore. Rispose Osvald.
Peter chiamò il paggio: 
– Paggio, portaci da bere voglio fare un brindisi con il mio ospite.
Il paggio portò da bere e Peter invitò Osvald a sedersi:
– Voglia onorami di bere in sua compagnia nobile amico.
– Al diavolo i convenevoli, sono qui per chiedere di saldare il suo debito nei miei confronti.
Peter: 
– C’è tempo per tutto la parola data per me è sacra!
Osvald: 
– Non ho mai avuto dubbi, ma non ho tempo per le frivolezze io ..veniamo al dunque!
Peter: 
– Come desidera Nobile amico, cosa posso fare per pagare il mio debito?
Osvald: 
– Solo una cosa può soddisfare la sua parola, chiedo che mi sia concessa in sposa la sua giovane figlia.
Peter guardando la moglie: 
– Nostra figlia?
Osval: 
– Si la sua figlia. E aggiunse: Credo sia unica no?
Jerta: 
– Ma è così giovane, non è pronta per prendere marito.
Osval sprezzante rivolto a Peter :
– Allora vogliamo onorare questa vostra promessa? e aggiunse: Siete o non siete un uomo d’onore?
Peter: 
– Si che lo sono, ma.. Ornella ha ancora 15 anni.
Osvald: 
– Bene aspetterò tre anni fino alla maggiore età, scaduto il termine verrò per il saldo del vostro debito e… sarcastico:
– Addio nobili suoceri e con un inchino sparì dalla loro vista, si udì solo il rumore della carrozza che si allontanava dal castello.
Jerta abbracciando il marito:
– Poveri noi, ed ora che faremo?
Peter: 
– La mia parola verrà rispettata.
Ornella era ormai sveglia ed era scesa nel salone e vedendo i genitori teneramente abbracciati li raggiunse unendosi a loro nell’abbraccio:
– Come sono belli i miei cari, che bella coppia amorosa.
Peter lasciò la moglie e aprì le braccia a Ornella che si gettò nelle braccia del padre: 
– Caro, caro il mio padre.
Poi rivolta alla madre: 
– Vieni anche tu cara madre noi siamo una famiglia, bella famiglia unita. 
Tutti e tre si abbracciarono ma alla madre spuntò una lacrima e Ornella vedendola chiese preoccupata:
– Cara madre cosa vi dà tanta pena da farvi piangere?
Jerta cercò di sdrammatizzare:
– Oh niente forse un moscerino, vedi, per favore, cos’è, mio caro marito?
Peter si avvicinò a Jerta gli guardò l’occhio, gli asciugò 
la lacrima e disse:
– Non è nulla, sarà l’aria frizzante del mattino.
Poi tutti e tre raggiunsero il giardino nel cortile del castello. Mentre ammiravano le siepi di fiori Ornella disse:
– Ma chi era quel cavaliere e perchè è andato subito via?
I genitori si guardarono e Peter:
– Niente cara, niente un confinante che chiedeva il permesso di varcare momentaneamente i confini per dei lavori.
– Ecco perché aveva tanta fretta. 
Disse Ornella e si allontanò per ammirare delle primule.
Peter: 
– Ti prego Jerta non dirle nulla per ora, quando sarà il momento , si vedrà cosa fare.
Jerta: 
– Sì ,sì lasciamola vivere serena almeno in questi tre anni prima della maggiore età.
Poi si udì il richiamo di una campanella che annunciava che il pranzo era in tavola.
I tre raggiunsero il salone e si sedettero intorno al grande tavolo come avevano sempre fatto, ma Peter: 
– Non più così lontani, disse, rivolto alle donne, sediamo in questo angolo del tavolo così saremo vicini.
– Va bene come desideri, dissero le due donne, e si sedettero accanto a Peter, aggiungendo:
– Va bene così? 
– Si! Sorrise Peter, vi voglio sempre vicino a me.
Consumarono il pasto guardandosi e sorridendo.

CAPITOLO VII – Il ritorno dei Crociati

Al castello tutto procedeva per il meglio , il tempo trascorreva serenamente, tutti erano felici.
Passò un anno, poi due, poi al terzo anno, in autunno, ecco riapparire gli amici di ritorno dalla Palestina :
– Ehi ! del castello…. nobile Peter …siamo noi, sani e salvi e…puntuali come sempre.
All’udire questi schiamazzi Peter che era intento a leggere, lasciò il libro aperto, sul tavolo,e s’affaccio ad una finestra del castello:
– Salve amici, ben arrivati, ci siete tutti ? sani e salvi?
– Si, siamo tutti, sani e salvi , rispose Franz, Al tuo servizio caro Peter.
Peter scese in cortile salutando tutti con un caloroso abbraccio e scambio di pacche sulle spalle: 
– Bravi, bravi, vi vedo in ottima forma, poi chiamò gli stallieri e affidò loro i cavalli: 
– Mi raccomando trattateli sempre come se fosse ognuno di loro il mio cavallo!
– Non dubiti messere, rispose uno stalliere, 
– Sarà fatto come vossignoria comanda. e condussero i cavalli alle stalle.
– Paggi, paggi, continuò Peter , portate i bagagli dei miei amici nei loro appartamenti.
I paggi si affrettarono a portando nel castello tutti i bagagli.
Peter e gli ospiti raggiunsero il salone del castello dov’erano ad attenderli Jerta e Ornella:
Jerta: 
– Benvenuti nella nostra casa nostra cari amici.
E Ornella: 
– Come è stato il viaggio? Avete combattuto 
molti miscredenti in Terra Santa?
– C’è tempo, Ornella cara, per i racconti. Disse Peter, ora i nostri amici avranno bisogno di ben altro e vorranno ritirarsi nei loro appartamenti per riposarsi.
– E’ vero, disse uno di loro, ci mettiamo in ordine e saremo al più presto da voi, e rivolto ad Ornella: 
– E ti racconteremo tutto quel che abbiamo fatto, chi abbiamo visto e chi abbiamo combattuto.
Salutarono con un inchino:
– Signore, Nobile amico Peter e si diressero nelle loro stanze. 
– Che cari che sono, vero padre? Disse Jerta
E Peter sorridendo: 
– Si sono cari e leali.
E guardando Ornella :
– Ed in particolare il giovane Franz.
– E’ vero caro padre. Disse Ornella abbracciandolo.
– Che slancio, che affetto disse sorridendo Jerta..
– Ma sì, sono giovani, viva l’amore aggiunse Peter.
Dopo qualche ora i cavalieri rimessosi in ordine scesero nel salone per raggiungere Peter e la sua famiglia.
– Buona sera a tutti. Disse Franz.
– Buona sera a voi nobili amici risposero Peter, Jerta e Ornella.
Poi Ornella rivolta ai cavalieri:
– Chi di lor signori ci racconta come è andata in Terra Santa e aggiunse, sempre se ne avete voglia.
Intervenne Peter:
Si cara Ornella ma lo faremo a tavola, ora ti prego vai a prepararti per la cena.
Ornella uscì sorridendo:
Vado e vengo prestissimo.. sono ansiosa di sentire..
Peter : 
– Spero che in cucina abbiano preparato qualche buon piatto. 
– Ma si mio caro! Sussurrò Jerta.
Si aprì la porta del salone delle feste e grande sorpresa per tutti:
Il salone era addobbato con ghirlande di fiori variopinti, il lungo tavolo finemente coperto con tovaglie ricamate, ornavano il tavolo calici di cristallo e porcellane di Baviera.
– Mia cara è giusto che facciamo festa agli ospiti ma non ti sembra un po’ eccessivo tutto questo? Disse Peter rivolto alla moglie. 
– Ma no mio caro, non è mai troppo! Disse Jerta 
– Va bene disse Peter rivolto agli amici prendiamo posto in tavola e gustiamoci tutto quel che c’è di buono poi rivolto ancora alla moglie:
– Ma Ornella cosa fa’ perché non è con noi? 
– Arriva! Disse Jerta.
Si aprì una porta ed entrarono dei musici suonando strumenti da suono melodioso; dalla stessa porta ecco apparire Ornella: Sempre più bella, vestita di uno splendido abito azzurro, i capelli intrecciati con fiorellini di campo, una visione che lasciò tutti in silenzio. Ornella era bellissima.
I cavalieri si alzarono con i calici in mano:
– Facciamo un brindisi alla più bella donzella del Trentino. disse un cavaliere.
Brindarono ma Jerta richiamò la loro attenzione.

CAPITOLO VIII – Il compleanno di Ornella

– Cari amici, caro Peter, oggi Ornella compie diciotto anni, e rivolta al marito, l’hai forse dimenticato?
Ma no mia cara… volevo fare una sorpresa a Ornella.
Guardate in cortile!
– Ornella e Jerta seguite dai cavalieri si affacciarono alla grande finestra del salone e nel cortile uno stupendo destriero. 
– E’ per il tuo compleanno Ornella disse sorridente Peter, e aggiunse: Sei contenta? 
Ornella abbracciò il padre baciandolo:
– Grazie padre mio era un mio grande desiderio, nascosto, avere un così bel destriero, anzi è più bello di come lo immaginassi che fosse. 
Poi si aprì la porta che dava ai servizi ed entrarono i paggi con le portate:
– Quanta magnanimità caro Peter disse Franz. 
– Grazie nobile amico, disse Peter, ma i diciotto anni di Ornella sono una data troppo importante, ora è nella maggiore età, è una damigella non è più una bimba.
Jerta da buona padrona di casa, rivolta ai paggi che attendevano ordini: 
– Si dia inizio alla cena.
Furono servite delle stupende portate con abbondante vino tutto era perfetto e un cavaliere iniziò a narrare le avventure in Terra Santa, Ornella ascoltava attenta., ala fine del racconto il cavaliere disse:
– Il buon Dio ci ha permesso di ritornare a casa sani e salvi e noi lo ringraziamo:
– Grazie Buon Dio risposero tutti i presenti in coro.
La festa si protrasse fino ad ora tarda poi i cavalieri ringraziarono Jerta e si ritirarono a riposare.
Mentre andavano via Ornella chiese:
– Miei cari amici quanto vi fermerete con noi qui al castello?
Rispose Franz: 
– Non molto, mia cara Ornella, ma ritorneremo presto e aggiunse: 
– Purtroppo potremo restare solo questa notte, domani torneremo alle nostre case dove ci attendono con ansia.
– Va bene disse Ornella ma promettete che tornerete ancora! e presto!
– Lo promettiamo sul nostro onore dissero in coro i cavalieri.
Si ritirarono nei loro appartamenti per la notte.
– E’ tempo di ritirarci anche noi! disse Peter.
E Ornella avvicinandosi al padre ed alla madre:
– Vi auguro una notte dolcissima. Li baciò e si diresse alla suo appartamento.
Così anche Peter e la moglie si ritirarono nel loro appartamento per la notte.
Buona notte mia cara, disse Peter, Sei stata splendida nel preparare tutto in maniera perfetta.
– Buonanotte Peter, disse Jerta e aggiunse:
– Del cavaliere nero ci sono notizie? 
– L’avresti visto, anche tu mia cara. Rispose Peter ed aggiunse: – Spero che abbia rinunciato alla mano di nostra figlia Ornella e ci lasci tranquilli.
– Spero sia come tu dici caro, Disse Jerta e aggiunse: Ora riposiamo, domani si vedrà, buona notte.
Buona notte, disse Peter.
Il mattino seguente si incontrarono tutti nel salone per fare colazione e subito dopo i cavalieri partirono:
– Addio, a presto ! e spronando i cavalli si allontanarono 
in un nugolo di polvere.

CAPITOLO IX il Conte Osvald ritorna

Non era ancora scomparsa la nube di polvere che accompagnava i cavalieri che una nuova nuvola di polvere apparve all’orizzonte, dopo un po’ si scorse la sagoma di una carrozza trainata da due cavalli che si avvicinava al castello.
– Chi sarà mai ? disse Peter alla moglie, 
– Non sarà… disse preoccupata la donna.
-Spero proprio di no! Aggiunse Peter.
Ed invece era proprio lui il Cavaliere Nero, Conte Osvald.
Il cavaliere scese dalla carrozza e si avvio alla porta del castello.
– Nobile Peter, sono io, son venuto ad incassare il mio credito.
Raggiunto il salone del castello:
– Siete tutti qui? Bene ! Potremmo far presto quel che dobbiamo?
Peter chiamò a se Ornella e le raccontò la storia della battuta di caccia e la promessa fatta al cavaliere Osvald.
– Cara piccola Ornella, disse Peter, il conte Osvald ti ha chiesto in moglie ed io non posso rifiutarmi; ne va del mio onore. 
– Padre, disse Ornella, se il mio destino è già segnato, rispetto la tua volontà.
Andò in camera, prese il mantello e disse ad Osvald:
– Signore sono pronta per venire con voi al vostro castello. 
Poi rivolta ai genitori sforzando un timido sorriso:
– Non piangete sono sempre io la vostra cara Ornella. Così dicendo si avvinò prima alla madre: 
– Addio madre. 
Poi al padre:
– Addio padre abbi cura di te e di mia madre.
– Addio cara piccola, Ornella. risposero loro.

CAPITOLO X Ornella parte per il Castello Nero

Il conte Osvald, soddisfatto disse: 
– Cari suoceri potrete vedere vostra figlia quando vi pare, il mio castello è anche la vostra casa e aggiunse: 
– Ci vedremo alle nozze vero?
L’accompagno gentilmente alla carrozza e l’aiutò a salire.
Ornella era buia in viso, calde lacrime coprivano le sue gote, ma non poteva fare altrimenti se non mantenere fede all’impegno preso dal padre.
La carrozza ebbe un sussulto e poi partì prendendo sempre più velocità.
Il cocchiere frustava i cavalli per farli correre sempre più e raggiungere in breve tempo il castello che non era molto vicino.
– Sei felice cara? Disse Osvald guardando Ornella.
Ornella lo guardò senza dir parola, poi si fece coraggio e disse: – Sono felice di onorare la parola del mio genitore.
– Vedrai, vedrai? Starai benissimo al Castello nero sarà la tua nuova casa.
La carrozza fece un sobbalzo passando su una pietra, il viaggio era lungo ma ad Ornella sembrò un’eternità.
Osvald fece finta di niente e poi mentre la carrozza rallentava disse: 
– Mia cara ecco la tua nuova dimora, sarai mia regina per sempre.
Ornella tacque, non poteva parlare aveva come un nodo in gola che glielo impediva.

CAPITOLO XI – Il castello Nero

La carrozza si fermò di colpo, poi si udì un rumore di ferraglia, erano giunti al Castello Nero ed il servitore si apprestò ad aprire lo sgangherato cancello con un sinistro rumore.
Osvald: 
– Eccoci giunti mia cara, scendendo per primo dalla carrozza e affrettandosi raggiunse la portiera opposta per far scendere Ornella:
– Scendi mia cara sostieniti al mio braccio, aggiunse Osvald.
Ornella scese dalla carrozza e guardandosi intorno si sentì persa, il castello al buio, era ancora più tetro e la zona circostante era ancora più buia.
Solo dal castello si vedeva un lumicino che a stento illuminava la porta d’ingresso al castello.
Ornella guardandosi intorno, in tutto quello squallore, scoppiò in lacrime, tenendo la testa tra le mani. In quello stato di ansia era ancora più bella.
Il conte Osvald ebbe un sussulto di tosse, poi tossì ancora più forte per il nervoso e non sapendo che fare chiamò il servitore ordinandogli:
– Riportiamola dai suoi, quando crescerà, e sarà più donna diverrà mia sposa.
Il servitore obbedendo agli ordini del padrone montò in cassetta e partì non appena Ornella e Osvald rimontarono sulla carrozza.
Appena furono saliti , con la frusta spronò i cavalli e la carrozza partì spedita sulla via del ritorno.

CAPITOLO XII – Ornella ritorna a casa

Ornella guardava Osvald, aveva smesso di piangere. 
– Sei felice di tornare a casa Ornella cara ? Disse Osval sorridendole.
– Certo che lo sono, rispose con un piccolo sorriso Ornella.
– Per me va bene così, aggiunse Osvald, prima o poi crescerà per te il desiderio di divenire mia sposa. Ornella lo guardò, ma non rispose.
Dopo qualche ora arrivarono al Castello Toblino.
– Chi può essere a quest’ora che viene a trovarci? Disse Peter alla moglie.
E la moglie, che non aveva smesso di piangere dalla partenza della figlia:
– Qualche altro presagio di sventure? Non basta quel che è accaduto oggi.
Un paggio accorse ad aprire il portone e dalla carrozza scesero Ornella ed Osvald.
Saliti di corsa i pochi gradini dell’ingresso si gettò piangendo nelle braccia della madre:
– Sono tornata miei cari, sono di nuovo con voi.
– Hai disonorato la mia parola?
– Ma no disse Osvald, è stata una mia scelta, Ornella ha ancora bisogno di voi. E’ ancora troppo giovane per prendere marito lasciamogli il tempo di maturare, poi sarà mia sposa.
Aspetterò ancora qualche anno. 
Udite le parole di Osvald… Peter gli si avvicinò e facendo un inchino:
– Permettetemi cavaliere di stringervi la mano, non avevo considerato questo vostro senso della cavalleria.
– Si fa quel che si può. Rispose Osvald, poi salutando con un inchino si congedò
da loro:
– Servo vostro signora suocera. 
Poi rivolto ad Ornella:
– Spero che questi anni servano a rafforzare il vostro carattere e divenire una
splendida moglie, e rivolto a Peter:
– Signor suocero grazie dell’ospitalità. E scese velocemente le scale.
Dopo un po’ si udì lo stridere delle ruote che man mano si allontanavano fino
a scomparire del tutto.
– Vieni figlia mia, disse Peter, lascia che ti abbracci.
– Padre mio, disse Ornella, rieccomi a casa.
– Bene, disse Jerta, per oggi basta andiamo a riposare e rivolta ad Ornella:
Sarai stanca mia cara.
– Stanca ma felicissima, rispose Ornella.
Andarono a riposare.
Ornella aveva ripreso la sua solita vita, studi, lunghe passeggiate in giardino,
ricamo ma Jerta non poteva non notare il suo volto rabbuiarsi:
– Dai mia cara Ornella non pensarci, lascia fare al tempo.
– Si madre, forse hai ragione, meglio non pensarci. Aggiunse Ornella.
La vita al castello era la solita, senza alcuna novità, ma si viveva bene in famiglia.

CAPITOLO XIII – Trascorsi i due anni… Osvald..

Un mattino alla buonora bussarono alla porta del castello, era il servitore di Osvald che portava una missiva, l’uomo la consegnò e salutando andò via.
Nella missiva si preannunciava la scadenza del periodo di due anni e del prossimo ritorno di Ornella al Castello Nero.. nella sala del castello vi fu silenzio.
Peter: 
– Non dice quando verrà ma si sa che sarà presto. 
Rivolto poi ad Ornella: 
– Figlia mia purtroppo dovrai andare non possiamo fare altrimenti.
Ornella si rifugiò tra le braccia di Jerta piangente: 
– Madre mia non mi perderete mai, sarò sempre la vostra amata figlia.

CAPITOLO XIV – Il ritorno dei Cavalieri e le rivelazioni di Peter

Dopo qualche ora si udì ancora bussare al portone:
– Sarà già qui? Disse Peter guardando la moglie.
Ma no disse ridendo di gioia Ornella: 
– E’ il caro Franz con tutta la bella compagnia di nobili amici.
Si affacciarono anche Jerta e Peter.
– Siamo noi disse Franz, non ci aprite?
Il portone fu subito aperto e gli stallieri si occuparano dei cavalli.
– Eccoci a voi ! disse Franz, chiediamo ospitalità per la notte.
– Ma prego nobili amici, disse Peter, la mia casa è sempre la vostra casa.
– Grazie nobile amico, rispose il gruppo di nobili e Franz: 
Ma c’è un’aria un po’ triste in questo castello, o sbaglio.?
– E Peter: 
Cari amici…e raccontò loro l’avventura ed il culmine della storia con il
trasferimento di Ornella al Castello nero.
– Ma neanche a parlarne, disse uno dei cavalieri. 
– Ci sarà una soluzione aggiunse Franz.
Consumarono una breve cena e poi a letto per la notte.
– Buona notte signore, disse Franz rivolto alle due donne.
– Buona notte Signore, rivolto a Peter.
I cavalieri attesero che Peter e le donne si allontanassero, Franz prese la parola:
– Dobbiamo dare una bella lezione al sig. Conte del Castello nero.
Uno dei cavalieri aggiunse: 
– Si è ora che si ravveda.
– Bene disse Franz a domani mattina, buona notte.
Si salutarono raggiungendo le loro camere.
Il mattino dopo fecero tutti una breve colazione e si congedarono dai castellani
– Franz: Ci rivedremo al rientro, buona fortuna.
– Buona fortuna a voi disse Peter, mentre andavano via.

CAPITOLO XV – I cavalieri si recano al Castello Nero.

I cavalieri dopo un tratto di strada fecero una deviazione verso il Castello Nero,
bussarono al portone e gli aprì il servitore:
– Siamo cavalieri e torniamo dalla Terra Santa, chiediamo ospitalità, conduceteci dal vostro padrone. Disse Franz.
Il servo li fece entrare e sotto il portico del castello li attendeva Osvald.
Franz scese da cavallo: 
Nobile signore chiediamo ospitalità per la notte, veniamo dalla Terra Santa.
Osval udito ciò, un po’ stizzito: 
– Certo nobili signori la mia casa è la vostra casa.
Poi rivolto al servo: 
– accompagna questi nobili signori nell’ala ovest, potranno pssare lì la notte ed accudite i cavalli avranno fame. Poi rivolto ai cavalieri :
– La cena sarà frugale ma credo che apprezzerete l’improvvisata.. non aspettavo ospiti.
– Si, grazie disse Franz, andrà benissimo, ci accontentiamo di molto poco.
– Bene, disse Osvald, sarete avvertiti da una campanella, intanto se volete rinfrescarvi potete accomodarvi su nelle camere.
– Grazie nobile signore, risposero i cavalieri. 
Seguendo il servo che li precedeva con una fiaccola raggiunsero le camere dell’ala ovest.
Si udì la campanella per la cena, i cavalieri scesero nel salone, dove era tutto pronto.
– Buon appetito, accomodatevi. 
Disse Osvald.
I cavalieri presero posto e Franz: 
– Grazie nobile signore, Iddio ve ne darà merito.
Osvald rispose: 
Si, si la ringrazio e si interruppe con un colpo di tosse.
Mangiarono e poi si salutarono raggiungendo le loro camere.
per passare la notte.
Appena scomparve il servitore, che li aveva accompagnati i cavalieri si riunirono per predisporre un piano:
– Aspetteremo il momento propizio ed interverremo. 
Disse Franz.
– Giusto aggiunsero gli altri cavalieri.
Attesero ma non troppo, dal cortile anche se distante si udì un vocio sempre più intenso sino a gridi e pianti.
I cavalieri si affacciarono, senza farsi notare, da una stanza che dava sul cortile: una scena raccapricciante, si guardarono senza fiatare.
Nel cortile un gruppo di streghe attorno ad un pentolone, danzava pronunciando parole magiche ed evocazioni a Satana.
Il conte Osvald aveva in mano un pollo e tirandogli fuori dalla pancia le budella gridava : 
Morte ai nostri nemici. Morte agli infedeli..
Le streghe gli facevano da eco strillando: 
Morte ai nostri nemici.
I cavalieri si guardarono convenendo che era il momento di agire.

CAPITOLO XVI – La fine di Osvald

Raggiunsero il cortile e con rabbia e meraviglia di Osvald rovesciarono il pentolone e scacciarono le streghe.
– Mi dovete una spiegazione, gridò fuorioso Osvald mentre le streghe fuggivano.
Certo signor mio, rispose Franz..
In riva al lago, tra un’ora. disse Osvald.
– Bene ci saremo, disse Franz .
– Ma ad un patto, disse Osvald, solo uno di voi potrà combattere co nme.
– Sarò io! disse sprezzante Franz.
Gli altri cavalieri amici di Franz lo guardarono ma rispettarono la scelta fatta.
Loro avrebbero vigilato che tutto si svolgesse in modo corretto.
Un’ora dopo tutti erano in cortile e si avviarono sul luogo della tenzone.
– Sono pronto, disse Osval sguainando la spada.
– Anch’io lo sono, disse Franz sguainando anche lui la spada.
Il combattimento cominciò, con durezza i due si davano pericolosi fendenti.
– Fino alla morte di uno di noi. Disse Osvald.
– D’accordo disse Franz.
ma ad un tratto Osvald approfittando dei suoi magici poteri cominciò a prendere sembianze diverse, ma a Franz non facevano alcuna impressione… Ne aveva visto di peggio inTerra Santa..
Ad un tratto Osvald si trasformò in un fiammeggiante drago e mentre cercava di ricordarsi le formule per mutarsi ancora non s’avvide che Franz si avvicinò e con un fendente gli staccò di netto la testa. Osvald stramazzò al suolo.. scivolando per la scarpata finì nel lago sottostante.
Il lago Toblino si colorò di rosso vermiglio, era il sangue del mago, poi tutt’ intorno uno scoppiettio di lapilli multicolori che illuminarono la vallata circostante, comparve una grande nuvola di fumo che si consolidò nel lago formando una piccola isola ma non coperta di fiori ma da sterpi e foglie secche
come se fossero state bruciate.
L’isola era l’ultima dimora del mago e tutt’ora si trova al centro del lago nelle
vicinanze del Castel Toblino e ricorda che la cattiveria non ha mai pagato né pagherà mai.

CAPITOLO XVII – Il lieto fine

I cavalieri ritornarono al Castel Toblino, vi giunsero nel primo pomeriggio.
Giunti nel salone del castello Franz disse: 
– Signori miei siamo di nuovo qui e vi portiamo buone nuove, il Conte Osvald è scomparso, non vi farà più alcun male e raccontò l’accaduto.
– Tutti ascoltavano in gran silenzio. Alla fine del racconto Peter:
– Vieni Franz fatti abbracciare, e si avvicinò a Franz: 
– Con calma caro amico ho qualche piccola ferita da curare.
– Presto disse Peter rivolto ad Ornella porta degli oli profumati e delle bende dobbiamo curare il nostro eroe.
Franz fu curato amorevolmente da Ornella.
Dopo le cure a Franz Peter chiese a Jerta di far preparare per la cena .
Dopo cena i cavalieri andarono a riposarsi ma Franz si attardò a parlare con Ornella.
– Che cari. Disse Jerta rivolto a Peter… 
Peter le rispose sorridendo: 
– Se sono rose fioriranno.
Andarono anche loro a riposare per la notte.
Il giorno dopo a colazione mentre guardava Ornella Franz si alzò e disse: nobili amici posso farvi una richiesta?
– Ti ascoltiamo disse Peter .
Ecco …disse Franz arrossendo per l’imbarazzato, vorrei chiedere la mano di Ornella, mi fate questo onore?
– Ma certo rispose Peter, certo disse Jerta e guardando Ornella, 
-Tu sei contenta di divenire la moglie di Franz?
– Si, disse Ornella, sono felicissima e non vedo l’ora di conoscere i nobili genitori di Franz.
– Li conoscerai al più presto, disse sorridendo Franz, a fine settimana?
– Si, si disse Ornella, vero madre? Vero Padre?
I genitori sorrisero, erano felicissimi e lo dimostrarono quando chiesero 
Un brindisi per gli innamorati :
Alziamo i calici alla bella coppia, disse Peter. 
Tutti si alzarono in piedi e dissero: 
Prosit, per tre volte, lanciando per terra i calici come augurio.
Poi si complimentarono con Franz e con Ornella.
– Auguri e figli maschi. disse un cavaliere e Franz: 
– Magari anche una femmina e che somigli ad Ornella.
I due ragazzi si abbracciarono, e tra gli applausi dei presenti si scambiarono un caldo bacio.
– Ti amo Ornella disse Franz, ti ho amata dal primo giorno che t’ho incontrata.
– Anch’io, mio amore. Rispose Franz.

CAPITOLO XVIII – Fine della favola

La fine della storia si racconta da sola so solo che passando dal Lago Toblino 
Si può ancora notare la coltura delle viti che danno dell’ottimo vino e chi dovesse passare da quei luoghi si fermi a gustarne un bicchiere. 
Perciò piccoli amici, passando dal lago, chiedete ai vostri cari di fermarsi per godersi il panorama e gustare dei piatti tipici Trentini accompagnati da ottimo vino locale.
E chiudo questa storia fantastica ricordandomi del mio nonno che ad ogni chiusura di favola diceva a noi bimbi:

“ STRETTA E’ LA FOGLIA, LARGA E’ LA VIA, DITE LA VOSTRA IO HO DETTO LA MIA.”

E poi:
Nonno :Buona notte bimbi. Si va a letto.
Bimbi : Buona notte nonno, aspettando un bacio e …
che ci rimboccasse le coperte come ogni sera…

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